Il nostro ricordo di Giuseppe Bortolussi

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Ricordiamo con commozione e gratitudine Giuseppe Bortolussi, direttore del centro studi della Cgia di Mestre, scomparso ieri sera a Padova a 66 anni.

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In una lunga intervista sul nostro libro Nord Meridiano, Bortolussi ci ha fornito un importante contributo per comprendere il Nord Est, il suo mercato del lavoro e le trasformazioni sociali che hanno coinvolto gli imprenditori, le famiglie, i più giovani. La sua analisi su quella particolare parte del nostro Paese e sul ruolo della piccola e media imprenditoria è stata, come le consuete ricerche dell’organismo che ha diretto per tanti anni, chiara e utile.

Disoccupazione giovanile ancora al 40,9% – Italia quarta in Europa

imagesI dati mensili su occupati e disoccupati che l’Istat ha diffuso poche ore fa meritano particolare attenzione, perché si riferiscono ad aprile, primo mese di applicazione del Jobs Act.
Dopo il calo degli ultimi mesi, l’occupazione aumenta e quella generale si attesta sul 12,4%. La disoccupazione giovanile (15-24 anni), invece, non riesce ad allontanarsi dalla soglia critica del 40% (questo mese, 40,9%, come indicato dal grafico):

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fonte: Istat

In ogni caso, il segno positivo caratterizza anche la partecipazione dei più giovani al mercato del lavoro:

  • gli occupati 15-24enni sono 946mila
  • aumentano del 5,7% rispetto al mese precedente (+51mila)
  • il tasso di occupazione giovanile cresce del 15,9% (+0,9% rispetto a marzo)

in questi prospetti, i dettagli di quanto detto e la ripartizione per sesso e geografica calcolata su base trimestrale:

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fonte: Istat

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fonte: Istat

Precisa l’Istat che “Il numero di giovani disoccupati mostra un lieve calo su base mensile (-8 mila, pari a -1,3%). L’incidenza dei giovani disoccupati tra 15 e 24 anni sul totale dei giovani della stessa classe di età è pari all’11,0% (cioè poco più di un giovane su 10 è disoccupato). Tale incidenza diminuisce nell’ultimo mese di 0,1 punti percentuali.
Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, cioè la quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi (occupati e disoccupati) è pari al 40,9%, in diminuzione di 1,6 punti percentuali rispetto al mese precedente”.

E aggiunge: “Il numero di giovani inattivi è in calo dell’1,0% nel confronto mensile (-44 mila). Il tasso di inattività dei giovani tra 15 e 24 anni diminuisce di 0,7 punti percentuali, arrivando al 73,1%.
In termini tendenziali, rispetto ad aprile 2014, si osserva un aumento del numero di giovani occupati (+4,1%, pari a +37 mila), a fronte di un calo che interessa sia i disoccupati (-5,5%, pari a -38 mila) sia gli inattivi (-0,7%, pari a -32 mila)”.

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fonte: Istat

Il confronto con l’Europa

Contestualmente a questi dati, sono stati diffusi anche quelli di Eurostat, che registra un calo della disoccupazione dal 11,2% di amrzo all’attuale 11,1%. Un segnale debolissimo, ma è interessante il confronto fra i diversi Paesi dell’eurozona.

Il tasso più basso si registra in Germania (4,7%), il più alto in Grecia (25,4%) e Spagna (22,7%). In calo anche quella giovanile: nella zona euro passa da 22,6% a 22,3%, nella Ue-28 da 20,9% a 20,7%.

Il dato più basso sempre in Germania (7,2%), Austria e Danimarca (10,1%), i più alti in Grecia (50,1% a febbraio), Spagna (49,6%), Croazia (45,5%) e Italia (40,9%). La disoccupazione, che nella zona euro ad aprile 2014 era a 11,7%, resta sopra il 10% in Croazia (17,5%), Cipro (15,6%), Portogallo (13%), Italia (12,4%), Slovacchia (12,1%), Francia (10,5%). I cali più sensibili, su base annua, si sono avuti in Spagna (da 24,9% a 22,7%), Lituania (da 11,1% a 8,9%) e Irlanda (da 11,8% a 9,7%). Mentre gli aumenti maggiori in Finlandia (da 8,5% a 9,4%), Francia (da 10,1% a 10,5%), Croazia (da 17,1% a 17,5%).

Per quanto riguarda la disoccupazione giovanile, che ad aprile 2014 nella zona euro era a 23,9%, dopo Grecia, Spagna, Croazia e Italia, il tasso più elevato si registra in Portogallo (31,2%), Slovacchia (24,6%), Francia (23,7%).(ANSA).

Per approfondire: http://www.istat.it/it/archivio/161416

“Amazon tour”, ma la trasparenza non è totale

Pochi giorni fa, sul sito di Amazon e un po’ su tutti i giornali, è stata pubblicizzata la possibilità di partecipare a una visita guidata nel centro logistico di Castel San Giovanni, alle porte di Piacenza.

“Venite a scoprire che cosa accade dopo aver cliccato ACQUISTA”

Le prenotazioni per i tour gratuiti sono già chiuse per tutto esaurito.
Leggendo le cronache e i commenti entusiasti di chi ci è stato, scopriamo che in un’ora è possibile visitare “un’infrastruttura grande quanto 12 campi da calcio e capace di spedire quasi 250mila prodotti al giorno (…) fra scaffali altissimi, magazzini simili a labirinti, merce di ogni tipo, scatole e scatoloni”. Una gita, quindi, alla scoperta del mondo nascosto “dietro a milioni di click da ogni parte del mondo”.

Un modo per diventare consumatori consapevoli? Non proprio. Che utilizzare il tasto giallo Acquista con un click sia un gesto solo in apparenza semplicissimo, così come organizzare decine di milioni di consegne ogni anno, è facile da immaginare e, probabilmente, potrebbe essere divertente da osservare.
L’intenzione di offrire un’esperienza di trasparenza per i clienti, invece, non convince granché.

In Nord Meridiano abbiamo avuto l’occasione di incontrare un ex lavoratore di Amazon che ci ha raccontato il vero dietro le quinte del polo logistico piacentino.
E’ una storia significativa, perché fra gli scaffali e i rulli dove una volta alla settimana, per adesso, si svolgono i tour guidati, sta avvendendo anche uno storico mutamento del significato del lavoro. Della catena di montaggio tradizionale, come quelle degli stabilimenti metalmeccanici – Fiat e non solo – resta la fatica (la buona fatica) e l’opportunità di poter lavorare anche senza particolari competenze, ma scompaiono tutti i valori che hanno fatto la forza del mondo operaio: la solidarietà e l’unione lasciano il posto alla competizione e alla percezione di precarietà continua.  E’ proprio per questo che il sottotitolo della nostra inchiesta narrativa è “Da Mirafiori ad Amazon”


Il libro si trova anche in formato ebook e in offerta, per esempio qui.

Occupazione giovanile: Italia in fondo alla classifica Ocse

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Tra i Paesi dell’area Ocse, l’Italia occupa l’ultimo posto per occupazione giovanile: solo il 52,8% dei giovani tra i 25 e i 29 anni ha un’occupazione, mentre la media nell’area è pari allo 73,7%.
Peggio del nostro risultato, solo quello della Grecia (48,49%) che, però, non è inclusa nell’area Ocse, mentre la Spagna recupera qualche punto (58,1%).
Ai piani alti della classifica, invece, spiccano Olanda, Austria e Giappone, con tassi di occupazione fra i giovani che superano l’80%

Il rapporto dell’organizzazione (“Oecd skills outlook 2015”)  considera il periodo cruciale intercorso fra il 2007 e il 2013, quando il tasso di occupazione giovanile ha perso quasi12 punti.
Il commento dell’istituzione parigina non esita a sottolineare che, per il nostro Paese, quello della disoccupazione giovanile è un “problema specifico”, causato da “condizioni sfavorevoli e debolezze nel mercato del lavoro e nelle istituzione sociali ed educative”. Per gli stessi motivi, aumentano anche i ragazzi inattivi, i Neet: gli under 30 che non studiano e non lavorano sono quasi il 30%, in crescita soprattutto tra le donne. Nei Paesi industrializzati questa popolazione ha raggiunto una quota drammatica: oltre 35 milioni. 

A determinare la posizione così penalizzante, per l’Italia, concorre, sempre secondo l’Ocse, un livello basso di formazione. Gli abbandoni scolastici aumentano, così come si registrano “scarse competenze di lettura” e “scarse abilità in matematica”, tra i giovani in età lavorativa. Si tratta di fattori che, in un mondo globalizzato, impediscono la buona occupabilità e tagliano fuori molti under 30 dalla competizione per merito nella conquista di un posto di lavoro adeguato.

Secondo il Rapporto, infatti, quasi un terzo dei giovani occupati italiani svolge un “lavoro di routine”, che non richiede competenze specifiche né offre formazione è possibilità di carriera. Il 54,3% dei lavoratori fra i 16 e i 29 anni, per esempio, non ha esperienza di utilizzo del computer sul posto di lavoro.

Lavoratori italiani under 35: lo stato delle cose

Negli anni della crisi (daSchermata 2015-05-20 alle 12.07.47l 2008 a oggi), sono scomparsi 2 milioni di lavoratori under 35.

Il tasso di occupazione, per loro, è sceso di 11,3 punti, raggiungendo l’attuale 39,1% e solo nell’ultimo trimestre c’è stato il primo, timidissimo, segno positivo (+0,3 punti).

Dalle pagine del Rapporto annuale 2014 dell’Istatpresentato oggi, che segnala lo stato delle cose nel nostro Paese e diverse emergenze; prima fra tutte, il lavoro giovanile.
“I giovani hanno pagato in misura più elevata la crisi; le prospettive di trovare e mantenere un impiego sono sempre più incerte”.

In crescita, negli stessi anni, anche il fenomeno della “fuga dei cervelli“, degli emigranti altamente qualificati, insomma, che l’Istat definisce “mobilità intellettuale”: tremila dottori di ricerca (il 12,9%) si sono stabilizzati definitivamente all’estero. Si tratta soprattutto di giovani specializzati in disciplina scientifiche, in particolare fisici, matematici e informatici.

Per chi resta entro i confini nazionali, il destino professionale, spesso, non è soddisfacente: “è aumentato il fenomeno della sovraistruzione, ovvero sono aumentate le persone che accettano occupazioni meno qualificate rispetto al proprio titolo di studio”.

Cresce ancora il divario fra regioni settentrionali e meridionali. “Nel nostro Paese – si legge nel Rapporto –  la dinamica dell’occupazione negli anni della crisi è stata drammatica e ha ampliato gli squilibri per generazione e per territorio che contraddistinguono il mercato del lavoro.
Il fenomeno ha assunto dimensioni di estrema gravità nel Mezzogiorno, dove la diminuzione dell’occupazione è iniziata prima, è stata più intensa durante tutto il periodo e si è accentuata nell’ultimo anno rispetto al Nord”.

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Nonostante ciò, l‘alta qualificazione è sempre un vantaggio: c’è la conferma che “la laurea premia”:

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CFcDl9FWEAACIP_Uno sgaurdo, infine, su quelle che l’Istat considera le aree professionali vincenti:

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“Nord Meridiano” ritorna in Emilia

Fra due giorni, il tour di Nord Meridiano ci riporterà in una delle città visitate durante la nostra inchiesta.
A Modena sono ambientate due delle storie del capitolo “Sotto il Po”, nonché molti riferimenti contenuti nell’intervista a Maurizio Landini che apre quel capitolo e approfondisce i mutamenti della cultura operaia e del mondo della piccola industria d’eccellenza emiliana.

La presentazione, moderata da Marco Convertini, è organizzata dall’Associazione “L’asino che vola”.

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Le nostre inchieste tornano al Sud

Domenica 10 maggio, abbiamo presentato Scampia e Cariddi e Nord Meridiano alla Feltrinelli di Caserta; con noi,  Annamaria Rufino, docente di Sociologia giuridica della devianza e del mutamento sociale alla Seconda Università degli Studi di Napoli e Lorenzo Iuliano, giornalista de “Il Mattino”.

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