Disoccupazione giovanile ancora al 40,9% – Italia quarta in Europa

imagesI dati mensili su occupati e disoccupati che l’Istat ha diffuso poche ore fa meritano particolare attenzione, perché si riferiscono ad aprile, primo mese di applicazione del Jobs Act.
Dopo il calo degli ultimi mesi, l’occupazione aumenta e quella generale si attesta sul 12,4%. La disoccupazione giovanile (15-24 anni), invece, non riesce ad allontanarsi dalla soglia critica del 40% (questo mese, 40,9%, come indicato dal grafico):

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fonte: Istat

In ogni caso, il segno positivo caratterizza anche la partecipazione dei più giovani al mercato del lavoro:

  • gli occupati 15-24enni sono 946mila
  • aumentano del 5,7% rispetto al mese precedente (+51mila)
  • il tasso di occupazione giovanile cresce del 15,9% (+0,9% rispetto a marzo)

in questi prospetti, i dettagli di quanto detto e la ripartizione per sesso e geografica calcolata su base trimestrale:

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fonte: Istat

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fonte: Istat

Precisa l’Istat che “Il numero di giovani disoccupati mostra un lieve calo su base mensile (-8 mila, pari a -1,3%). L’incidenza dei giovani disoccupati tra 15 e 24 anni sul totale dei giovani della stessa classe di età è pari all’11,0% (cioè poco più di un giovane su 10 è disoccupato). Tale incidenza diminuisce nell’ultimo mese di 0,1 punti percentuali.
Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, cioè la quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi (occupati e disoccupati) è pari al 40,9%, in diminuzione di 1,6 punti percentuali rispetto al mese precedente”.

E aggiunge: “Il numero di giovani inattivi è in calo dell’1,0% nel confronto mensile (-44 mila). Il tasso di inattività dei giovani tra 15 e 24 anni diminuisce di 0,7 punti percentuali, arrivando al 73,1%.
In termini tendenziali, rispetto ad aprile 2014, si osserva un aumento del numero di giovani occupati (+4,1%, pari a +37 mila), a fronte di un calo che interessa sia i disoccupati (-5,5%, pari a -38 mila) sia gli inattivi (-0,7%, pari a -32 mila)”.

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fonte: Istat

Il confronto con l’Europa

Contestualmente a questi dati, sono stati diffusi anche quelli di Eurostat, che registra un calo della disoccupazione dal 11,2% di amrzo all’attuale 11,1%. Un segnale debolissimo, ma è interessante il confronto fra i diversi Paesi dell’eurozona.

Il tasso più basso si registra in Germania (4,7%), il più alto in Grecia (25,4%) e Spagna (22,7%). In calo anche quella giovanile: nella zona euro passa da 22,6% a 22,3%, nella Ue-28 da 20,9% a 20,7%.

Il dato più basso sempre in Germania (7,2%), Austria e Danimarca (10,1%), i più alti in Grecia (50,1% a febbraio), Spagna (49,6%), Croazia (45,5%) e Italia (40,9%). La disoccupazione, che nella zona euro ad aprile 2014 era a 11,7%, resta sopra il 10% in Croazia (17,5%), Cipro (15,6%), Portogallo (13%), Italia (12,4%), Slovacchia (12,1%), Francia (10,5%). I cali più sensibili, su base annua, si sono avuti in Spagna (da 24,9% a 22,7%), Lituania (da 11,1% a 8,9%) e Irlanda (da 11,8% a 9,7%). Mentre gli aumenti maggiori in Finlandia (da 8,5% a 9,4%), Francia (da 10,1% a 10,5%), Croazia (da 17,1% a 17,5%).

Per quanto riguarda la disoccupazione giovanile, che ad aprile 2014 nella zona euro era a 23,9%, dopo Grecia, Spagna, Croazia e Italia, il tasso più elevato si registra in Portogallo (31,2%), Slovacchia (24,6%), Francia (23,7%).(ANSA).

Per approfondire: http://www.istat.it/it/archivio/161416

Occupazione giovanile: Italia in fondo alla classifica Ocse

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Tra i Paesi dell’area Ocse, l’Italia occupa l’ultimo posto per occupazione giovanile: solo il 52,8% dei giovani tra i 25 e i 29 anni ha un’occupazione, mentre la media nell’area è pari allo 73,7%.
Peggio del nostro risultato, solo quello della Grecia (48,49%) che, però, non è inclusa nell’area Ocse, mentre la Spagna recupera qualche punto (58,1%).
Ai piani alti della classifica, invece, spiccano Olanda, Austria e Giappone, con tassi di occupazione fra i giovani che superano l’80%

Il rapporto dell’organizzazione (“Oecd skills outlook 2015”)  considera il periodo cruciale intercorso fra il 2007 e il 2013, quando il tasso di occupazione giovanile ha perso quasi12 punti.
Il commento dell’istituzione parigina non esita a sottolineare che, per il nostro Paese, quello della disoccupazione giovanile è un “problema specifico”, causato da “condizioni sfavorevoli e debolezze nel mercato del lavoro e nelle istituzione sociali ed educative”. Per gli stessi motivi, aumentano anche i ragazzi inattivi, i Neet: gli under 30 che non studiano e non lavorano sono quasi il 30%, in crescita soprattutto tra le donne. Nei Paesi industrializzati questa popolazione ha raggiunto una quota drammatica: oltre 35 milioni. 

A determinare la posizione così penalizzante, per l’Italia, concorre, sempre secondo l’Ocse, un livello basso di formazione. Gli abbandoni scolastici aumentano, così come si registrano “scarse competenze di lettura” e “scarse abilità in matematica”, tra i giovani in età lavorativa. Si tratta di fattori che, in un mondo globalizzato, impediscono la buona occupabilità e tagliano fuori molti under 30 dalla competizione per merito nella conquista di un posto di lavoro adeguato.

Secondo il Rapporto, infatti, quasi un terzo dei giovani occupati italiani svolge un “lavoro di routine”, che non richiede competenze specifiche né offre formazione è possibilità di carriera. Il 54,3% dei lavoratori fra i 16 e i 29 anni, per esempio, non ha esperienza di utilizzo del computer sul posto di lavoro.

Lavoratori italiani under 35: lo stato delle cose

Negli anni della crisi (daSchermata 2015-05-20 alle 12.07.47l 2008 a oggi), sono scomparsi 2 milioni di lavoratori under 35.

Il tasso di occupazione, per loro, è sceso di 11,3 punti, raggiungendo l’attuale 39,1% e solo nell’ultimo trimestre c’è stato il primo, timidissimo, segno positivo (+0,3 punti).

Dalle pagine del Rapporto annuale 2014 dell’Istatpresentato oggi, che segnala lo stato delle cose nel nostro Paese e diverse emergenze; prima fra tutte, il lavoro giovanile.
“I giovani hanno pagato in misura più elevata la crisi; le prospettive di trovare e mantenere un impiego sono sempre più incerte”.

In crescita, negli stessi anni, anche il fenomeno della “fuga dei cervelli“, degli emigranti altamente qualificati, insomma, che l’Istat definisce “mobilità intellettuale”: tremila dottori di ricerca (il 12,9%) si sono stabilizzati definitivamente all’estero. Si tratta soprattutto di giovani specializzati in disciplina scientifiche, in particolare fisici, matematici e informatici.

Per chi resta entro i confini nazionali, il destino professionale, spesso, non è soddisfacente: “è aumentato il fenomeno della sovraistruzione, ovvero sono aumentate le persone che accettano occupazioni meno qualificate rispetto al proprio titolo di studio”.

Cresce ancora il divario fra regioni settentrionali e meridionali. “Nel nostro Paese – si legge nel Rapporto –  la dinamica dell’occupazione negli anni della crisi è stata drammatica e ha ampliato gli squilibri per generazione e per territorio che contraddistinguono il mercato del lavoro.
Il fenomeno ha assunto dimensioni di estrema gravità nel Mezzogiorno, dove la diminuzione dell’occupazione è iniziata prima, è stata più intensa durante tutto il periodo e si è accentuata nell’ultimo anno rispetto al Nord”.

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Nonostante ciò, l‘alta qualificazione è sempre un vantaggio: c’è la conferma che “la laurea premia”:

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CFcDl9FWEAACIP_Uno sgaurdo, infine, su quelle che l’Istat considera le aree professionali vincenti:

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Prospettiva di ripresa?

termination-110301_640Nel corso di quest’anno, il Prodotto interno lordo italiano aumenterà dello 0,7%. E’ il dato principale su quale l’Istat ha compilato le “Prospettive per l’economia italiana nel 2015-2017”, diffuse poche ore fa.
Cosa cambierà, dunque, per il mercato del lavoro?
Le stime del mese scorso non erano certamente incoraggianti, quando fissavano, per la fascia di giovani dai 14 ai 25 anni, un tasso di disoccupazione al 43,1%.

La notizia di oggi è che l’Istituto di statistica certifica la fine della recessione e una ripresa fino al 2017 (+1,3%). Si tratterà, come molti economisti avevano cautamente previsto, di una ripresa senza occupazione? Forse no:

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Per ulteriori dettagli: http://www.istat.it/it/archivio/159228

43,1%

La disoccupazione torna a salire.

Secondo le diffusioni dei dati Istat relativi al mese di marzo 2015 e diffusi oggi, dopo il lieve calo di inizio anno, il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) aumenta di 0.3 punti percentuali, raggiungendo quota 43,1%.
A febbraio, tale dato si era fermato al 42,8%, lasciando sperare – secondo i commenti del Governo – nel principio di un effetto positivo dell’entrata in vigore del Jobs Act.

Analizzando i dettagli, Istat ci informa che l’incidenza dei giovani disoccupati sul totale dei coetanei è pari all’11%. Poco più di un giovane su 10, dunque, è disoccupato; la tendenza mensile, inoltre, dimostra la crescita di questi valori. L’incidenza dei disoccupati under 30 sul totale dei coetanei attivi (che studiano e/o lavorano) è, infine, del 43,1%.

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Il totale di inattivi fra i 15 e i 24 anni diminuisce, ma soltanto dello 0,1%, e si assesta al 74,5%.

Tendenze, rispetto a marzo 2014:
– diminuiscono i giovani occupati: -5,5%, cioè -50 mila unità;
– crescono gli inattivi: +1,5%, pari a +66mila

42,6%: la disoccupazione giovanile cresce ancora

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Un giovane under 30 su 10 è ancora disoccupato.

“Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, cioè la quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi (occupati e disoccupati) è pari al 42,6%, in crescita di 1,3 punti percentuali rispetto al mese precedente”: lo comunica l’Istat questa mattina.

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A Febbraio, insomma, ci sono 868 mila giovani occupati, 40 mila in meno rispetto all’anno precedente e 34 mila in meno rispetto a gennaio.

Sul fronte dei NEET (ragazzi che non studiano né cercano attivamente lavoro), le notizie sono poco confortanti. Il numero degli  inattivi, infatti, è ancora in aumento (+0,5%, cioè +20mila, in valori assoluti) rispetto a un mese fa: oggi sono 4,4 milioni, con una costante tendenza mensile all’aumento.

L’unico dato con il segno più riguarda l’occupazione femminile (+0,3 punti mensili).

E i 79mila nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato annunciati dal Governo? Quel +38%?
Dall’Istat precisano che si tratta di contratti “di diversa natura e non necessariamente indicativi di nuovi occupati. Possono, infatti, essere transisizioni dal tempo indeterminato ad altre tipologie”.

Cala la disoccupazione giovanile, crescono gli inattivi

Da 41,4% a 41,2%: a dicembre, il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) è sceso.
Si tratta, secondo l’Istat che ne diffonde oggi i dati, del dato più basso da agosto 2013.

Un lieve calo congiunturale, insomma, poiché gli appena due decimi di punto in meno non riescono a fronteggiare l’aumento dell’inattività. Nello stesso mese, gli inattivi  – coloro che non cercano lavoro e non si formano – sono cresciuti di 7mila unità (47mila su base annua).
In termini assoluti, gli occupati under 30 sono poco più di 900mila, 5mila in meno del novembre 2014 precedente e 13mila rispetto l’anno precedente.
In Europa, solo la Spagna, dove solo il 50,9% dei giovani è stabilmente occupato, si mantiene sui livelli dell’Italia, mentre il tasso generale UE, in miglioramento seconto i rilevamenti Eurostat, si assesta intorno al 21%.

Se il tasso (generale) di disoccupazione in Italia è pari al 12,6%, in diminuzione di 0,1 punti, aumentano, invece, le donne occupate: +0,2%  a dicembre.

Sebbene l’incremento sia irrisorio, si spera nel mantenimento di questa tendenza. Se il segno più dovesse caratterizzare l’intero 2015, la ripresa occupazionale – unitamente a quella meramente economica, stimata, sempre dall’Istat, intorno allo 0,1% – smetterebbe di essere una chimera, per l’Italia e per il resto dei Paesi dell’Eurozona.

Da rilevare, infine, che il 2014 ha segnato il record storico del tasso di disoccupazione (in media, 12,7%), con il superamento della soglia del 20% nelle regioni meridionali. Per gli under 30, invece, lo stesso tasso è arrivato al 42,7% e il picco negativo ha riguardato, ancora una volta nel Mezzogiorno, le donne: 58,5%.

Per concludere, un’analisi delle ragioni dell’inattività, secondo l’Istat:

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