“Amazon tour”, ma la trasparenza non è totale

Pochi giorni fa, sul sito di Amazon e un po’ su tutti i giornali, è stata pubblicizzata la possibilità di partecipare a una visita guidata nel centro logistico di Castel San Giovanni, alle porte di Piacenza.

“Venite a scoprire che cosa accade dopo aver cliccato ACQUISTA”

Le prenotazioni per i tour gratuiti sono già chiuse per tutto esaurito.
Leggendo le cronache e i commenti entusiasti di chi ci è stato, scopriamo che in un’ora è possibile visitare “un’infrastruttura grande quanto 12 campi da calcio e capace di spedire quasi 250mila prodotti al giorno (…) fra scaffali altissimi, magazzini simili a labirinti, merce di ogni tipo, scatole e scatoloni”. Una gita, quindi, alla scoperta del mondo nascosto “dietro a milioni di click da ogni parte del mondo”.

Un modo per diventare consumatori consapevoli? Non proprio. Che utilizzare il tasto giallo Acquista con un click sia un gesto solo in apparenza semplicissimo, così come organizzare decine di milioni di consegne ogni anno, è facile da immaginare e, probabilmente, potrebbe essere divertente da osservare.
L’intenzione di offrire un’esperienza di trasparenza per i clienti, invece, non convince granché.

In Nord Meridiano abbiamo avuto l’occasione di incontrare un ex lavoratore di Amazon che ci ha raccontato il vero dietro le quinte del polo logistico piacentino.
E’ una storia significativa, perché fra gli scaffali e i rulli dove una volta alla settimana, per adesso, si svolgono i tour guidati, sta avvendendo anche uno storico mutamento del significato del lavoro. Della catena di montaggio tradizionale, come quelle degli stabilimenti metalmeccanici – Fiat e non solo – resta la fatica (la buona fatica) e l’opportunità di poter lavorare anche senza particolari competenze, ma scompaiono tutti i valori che hanno fatto la forza del mondo operaio: la solidarietà e l’unione lasciano il posto alla competizione e alla percezione di precarietà continua.  E’ proprio per questo che il sottotitolo della nostra inchiesta narrativa è “Da Mirafiori ad Amazon”


Il libro si trova anche in formato ebook e in offerta, per esempio qui.

Cala la disoccupazione giovanile, crescono gli inattivi

Da 41,4% a 41,2%: a dicembre, il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) è sceso.
Si tratta, secondo l’Istat che ne diffonde oggi i dati, del dato più basso da agosto 2013.

Un lieve calo congiunturale, insomma, poiché gli appena due decimi di punto in meno non riescono a fronteggiare l’aumento dell’inattività. Nello stesso mese, gli inattivi  – coloro che non cercano lavoro e non si formano – sono cresciuti di 7mila unità (47mila su base annua).
In termini assoluti, gli occupati under 30 sono poco più di 900mila, 5mila in meno del novembre 2014 precedente e 13mila rispetto l’anno precedente.
In Europa, solo la Spagna, dove solo il 50,9% dei giovani è stabilmente occupato, si mantiene sui livelli dell’Italia, mentre il tasso generale UE, in miglioramento seconto i rilevamenti Eurostat, si assesta intorno al 21%.

Se il tasso (generale) di disoccupazione in Italia è pari al 12,6%, in diminuzione di 0,1 punti, aumentano, invece, le donne occupate: +0,2%  a dicembre.

Sebbene l’incremento sia irrisorio, si spera nel mantenimento di questa tendenza. Se il segno più dovesse caratterizzare l’intero 2015, la ripresa occupazionale – unitamente a quella meramente economica, stimata, sempre dall’Istat, intorno allo 0,1% – smetterebbe di essere una chimera, per l’Italia e per il resto dei Paesi dell’Eurozona.

Da rilevare, infine, che il 2014 ha segnato il record storico del tasso di disoccupazione (in media, 12,7%), con il superamento della soglia del 20% nelle regioni meridionali. Per gli under 30, invece, lo stesso tasso è arrivato al 42,7% e il picco negativo ha riguardato, ancora una volta nel Mezzogiorno, le donne: 58,5%.

Per concludere, un’analisi delle ragioni dell’inattività, secondo l’Istat:

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Rizzoli

 

 

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Prossimamente, si potrà acquistare su tutti gli store.

Auguri e buona lettura!